Da tempo pensavo di organizzare un breve viaggio in India per rivedere assieme a mia figlia Isabella la  segretaria delle adozioni del grande Tibetan Children’s Village  del  Ladakh.

L’ultimo nostro incontro mi aveva lasciato tanta tristezza nel cuore, era il 2010 e a Leh c’era solo fango, distruzione e tanti morti. Una massa di acqua di proporzioni immense caduta durante la notte aveva sconvolto il paesaggio e causato la perdita di più di mille vite fra gli abitanti della valle.

In questo mio desiderio ci stava anche la curiosità di conoscere il TCV di Bylakuppe e l’ostello universitario di Bangalore entrambi nello stato del Karnataka, nel Sud dell’India. All’arrivo all’hotel di Bangalore rivedo Miss Thupten Norzin da noi tutti chiamata Anila come fanno abitualmente i bambini del TCV ai quali ha dedicato tutta la sua vita. Da noi una Suora è spesso chiamato Sorella mentre in tibetano Anila significa zia. Questa “ziona” (se si considera la sua statura e la dimensione veramente unica fra i tibetani che ho incontrato in più di dieci anni )  mi abbraccia con calore e incomincia a inondarmi di tutti i prodotti che offre il Ladakh. Dal suo borsone fa uscire albicocche secche, formaggio secco  grattugiato e orzo tostato per fare la tsampa, il piatto tradizionale dei nomadi che non necessita di cottura, basta aggiungere acqua calda e burro.

left Dechen Dolker,right Tenzin Wangmo,Dolma Lhadon and Tenzin Ngodup

Assieme a lei c’è il direttore dell’ostello universitario di Bangalore, Mr.Dhondup che ha portato con sé una studentessa del terzo anno di Economia e Commercio per accogliermi. La ragazza riceve il regolare sostegno annuale da una nostra socia di Lecco che aiuta anche altri due studenti . La visita all’ostello è molto interessante, ci sono più di 200 fra ragazzi e ragazze che mi sorridono timidamente mentre visito le loro camere e i luoghi comuni. Quest’anno vi risiedono 126 ragazze e 104 ragazzi che frequentano una delle 885 università del Karnataka. La costruzione del Tibetan Youth Hostel è stata finanziata dall’Unione Europea, funge anche da Ufficio di Coordinamento dei tibetani che vivono nei campi dei profughi della regione, un po’ più a sud di Bangalore.

La sera del giorno stesso rientro in albergo per la cena assieme a Anila e anche in questa occasione mi aspetta un nuovo incontro, al nostro tavolo arriva con il libro del menu una ragazza dai connotati marcatamente tibetani sul cui badge leggo “Drukmo Gyan”. Anila la interroga in tibetano e la ragazza di 21 anni ci racconta che è scappata dal Tibet con una sorella nel 2006, è stata accolta dal TCV di Suja dove ha studiato sino alla classe VIII per poi iniziare a Selakui un corso di formazione professionale nell’ambito del catering.

Nel nostro albergo sta facendo uno stage che comporta anche una piccola retribuzione. Ci dice che è contenta del lavoro ma che ha una grande nostalgia dei suoi genitori e degli altri fratelli e sorelle che sono rimasti in Tibet. Non riesce facilmente  a mettersi in contatto con loro perché le telefonate  sono sempre disturbate e controllate.

Isabella,Dickey and parents

Partiamo con la guida per un breve  tour culturale di quattro giorni della zona per visitare i monumenti di Badami, Aihole, Pattadakal, Hospet, Belur, Halebid etc. Ogni volta che arriviamo in un albergo, sentiamo su di noi occhi incuriositi alla vista di questo strano piccolo gruppo di turisti e qualcuno non riesce a trattenersi e ci chiede da dove veniamo e da dove viene in particolare questo notevole personaggio che è Anila che con il suo meraviglioso sorriso spiega che siamo amiche da tanti anni. Gli occhi dei curiosi diventano più grandi… non riescono a capire che ci accumunano tutti i nostri bambini del TCV che, Anila spiega loro, si trova in Ladakh. Pare che il Ladakh sia per gli Indiani del Sud un luogo quasi sconosciuto e mitico che non riescono a immaginare così isolato in queste montagne altissime.

Anila e Nadia ai giardini botanici di bangalore

Scendiamo verso il Sud percorrendo  lunghe distanze per raggiungere  Bylakuppe, vicino alla bellissima città di Mysore. Passiamo anche da Hunsur dove vivono nei campi profughi circa 40.000 tibetani. I cartelli non sono molto facili da leggere per trovare la deviazione per Bylakuppe ma siamo certi di essere arrivati vicino quando vediamo lungo la strada un distributore di benzina probabilmente unico al mondo con le bandiere al vento  degli otto simboli di Buon Auspicio del buddismo tibetano. Riconosciamo il parasole, i pesci d’oro, il vaso della ricchezza, il fiore di loto, la conchiglia, il nodo infinito, il vessillo di vittoria e la ruota del dharma che abbraccia tutte le cose, che non ha inizio né fine, che è in movimento e anche immobile. Giriamo a sinistra e arriviamo al nostro prossimo incontro. Ecco il direttore Palden che avevamo conosciuto anni indietro quando era in servizio al TCV di Choglamsar in Ladakh. E’ un incontro pieno di ricordi, anche lui ha vissuto la tragedia del 2010… Ci ha fatto preparare un meraviglioso pranzo assieme ai 6 studenti sostenuti dai nostri soci.  Guardando il buffet mi viene spontaneo il paragone con il cibo del Ladakh dove la frutta è merce rara, qui se ne vede in abbondanza perché il Karnataka ha la fortuna di avere un’agricoltura ricca e varia. Il direttore ci guida attraverso il Centro e ci mostra le varie strutture, visitiamo anche il piccolo studio dentistico che versa in condizioni piuttosto precarie. Il Centro ospita circa 1.200 studenti che hanno qui la possibilità di arrivare sino alla maturità completando gli studi che in Ladakh arrivano solo sino alla X classe. I nostri studenti (4 femmine e due maschi) mi parlano dei loro progetti per il futuro: chi vuole tentare il test per farmacia, chi per chimica, per informatica, una ragazza vorrebbe studiare biotecnologia. E’ bello e commovente sentirli impegnati e determinati, penso ai loro sponsor che hanno avuto fiducia in Italian Amala  e che con costante generosità e talvolta con qualche rinuncia hanno dato e danno tuttora la possibilità a questi bravi studenti di ricevere una buona formazione per trovare nel futuro un lavoro dignitoso.

L’ultimo incontro è con i genitori delle 3 sorelle che sosteniamo da qualche anno, in totale sono 6. Una lavora, ha finito l’anno scorso il corso universitario di Scienze Infermieristiche, una sta finendo zoologia a Delhi e un’altra è stata presa dall’Esercito Indiano per missioni speciali  in montagna, sta ora terminando il secondo anno di training. Con i genitori incontro di nuovo dopo dieci anni la quarta sorella che era una bambina quando l’ho vista la prima volta nel TCV del Ladakh. Una grande gioia abbracciare ora  una bella ragazza sorridente e gentile, sta finendo l’ultimo anno di scuola superiore e mi racconta che vuole diventare un’insegnante di tibetano. Mi piacerebbe rimanere ancora un giorno ma non abbiamo il PAP (Protected Area Permit) e la visita non può durare più di un giorno. Penso che potrebbe essermi utile per un prossimo incontro…